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Smantellato clan familiare nel Cassinate: 20 arresti e sequestri

Eseguiti 20 arresti e sequestri per oltre 5 milioni di euro.

Smantellato clan familiare nel Cassinate: 20 arresti e sequestri

Una vasta operazione dei Carabinieri ha avuto luogo all’alba, coinvolgendo le regioni di Lazio, Campania e Umbria. Sono state eseguite venti misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, che ha portato alla luce un’organizzazione criminale di tipo familiare attiva nel Cassinate da oltre dieci anni.

L’ordinanza, emessa dal GIP del Tribunale di Roma, prevede 17 arresti in carcere e 3 agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, oltre al sequestro di beni e disponibilità finanziarie per un valore di oltre 5 milioni e 378 mila euro, considerati proventi delle attività illecite.

Circa 120 militari dell’Arma, supportati da unità specializzate e un elicottero, hanno eseguito operazioni simultanee nelle province di Frosinone, Napoli, Caserta, Perugia e nella Capitale. Gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, usura, estorsione e altri reati, con l’aggravante del metodo mafioso.

L’indagine, avviata nel 2019, ha rivelato una struttura criminale con ruoli ben definiti e una continuità operativa protrattasi per oltre un decennio. Le intercettazioni hanno documentato un’organizzazione capace di gestire ogni fase del traffico di cocaina, dall’approvvigionamento al recupero dei crediti.

Le piazze di spaccio erano localizzate a Cassino, Piedimonte San Germano, Aquino e Roccasecca, con un immobile a Piedimonte San Germano utilizzato come centrale operativa. Un altro edificio ad Aquino fungeva da deposito per droga e denaro. Durante le indagini sono stati sequestrati circa 1,3 chilogrammi di cocaina, con movimentazioni totali stimate in 63 chilogrammi e un volume d’affari di oltre 5 milioni e mezzo di euro.

Particolare gravità è stata attribuita all’impiego di soggetti vulnerabili, come minori e tossicodipendenti, costretti a partecipare all’attività di spaccio. L’inchiesta ha anche rivelato un arsenale di armi, tra cui pistole e un fucile d’assalto, e un sistema di usura ed estorsioni che ha creato un clima di paura nel territorio.

Le vittime, spesso già in difficoltà economiche, subivano intimidazioni e minacce, e in molti casi non denunciavano per paura. Il GIP ha disposto il sequestro di beni per un valore di 5.378.920 euro, ritenuti proventi delle attività illecite, e le perquisizioni hanno mirato a raccogliere documentazione per ricostruire il patrimonio degli indagati.