Il Lazio appare una regione a due velocità sul fronte delle morti sul lavoro. Il dato complessivo rientra nella zona bianca, ma la media regionale nasconde differenze marcate tra i diversi territori. A presentare il quadro più critico è la provincia di Frosinone.
Secondo l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, nei primi sette mesi del 2026 in provincia di Frosinone si contano sei vittime, alle quali si aggiunge l’ultima registrata ad Alatri. L’incidenza è di 34,1 morti ogni milione di occupati, quasi il doppio rispetto alla media nazionale, pari a 17,8. Il dato colloca il territorio al decimo posto in Italia.
Più bassa l’incidenza registrata a Latina, dove le vittime sono tre, con 13,8 decessi ogni milione di occupati. A Roma si rileva invece il numero assoluto più elevato: 20 morti, corrispondenti a un’incidenza di 10,8 per milione.
Nel complesso, nei primi sette mesi dell’anno il Lazio conta 31 morti sul lavoro. A livello nazionale, la fascia più esposta è quella degli over 65, con un’incidenza di 55,4 vittime ogni milione di occupati.
Resta preoccupante anche la situazione dei lavoratori stranieri: sono 169 le vittime considerate, includendo sia i decessi avvenuti durante l’attività lavorativa sia quelli in itinere.
Per quanto riguarda i comparti produttivi, il numero maggiore di morti si concentra nell’edilizia, con 76 vittime. Seguono il trasporto e il magazzinaggio, con 55 decessi, e il settore manifatturiero, con 50.
I numeri delineano una situazione precisa: mentre le denunce di infortunio continuano ad aumentare, il calo delle vittime resta soltanto marginale. La sicurezza sul lavoro rimane quindi una sfida aperta, perché dietro ogni statistica ci sono persone, famiglie e intere comunità.