DIRITTO ALLO STUDIO

Carovita, a Cassino oltre 1.200 studenti in piazza per la scuola

Mentre rientrano i disagi del blocco dei tir, gli studenti si mobilitano a difesa dell’istruzione e delle famiglie colpite dal carovita

Carovita, a Cassino oltre 1.200 studenti in piazza per la scuola

Dopo i giorni segnati dall’assalto ai distributori di carburante, dagli scaffali vuoti nei supermercati e dal traffico paralizzato in prossimità dei caselli autostradali, la protesta contro il carovita coinvolge anche il mondo della scuola.

A Cassino è prevista per lunedì 26 ottobre, dalle 9 alle 13 in piazza Labriola, una mobilitazione studentesca alla quale sono attesi oltre 1.200 ragazzi. L’iniziativa, autorizzata dalla Questura, si svolgerà con un sit-in statico e senza cortei lungo le strade cittadine.

A promuovere la manifestazione sono quattro rappresentanti degli istituti superiori cassinati: Guido Delicato e Fiorella Fabio dell’IIS San Benedetto, insieme ad Angelo Mario Tari e Federico Farina del Liceo Classico.

I promotori hanno invitato gli studenti del territorio a partecipare in modo unitario, per difendere il diritto all’istruzione e richiamare l’attenzione sulle difficoltà economiche sempre più pesanti per le famiglie. La protesta si annuncia pacifica e trasversale.

Un primo segnale della mobilitazione era già arrivato con alcuni scioperi organizzati negli istituti locali. In quelle occasioni gli studenti avevano chiesto la possibilità di ricorrere temporaneamente alla didattica a distanza, così da ridurre i costi legati agli spostamenti.

Il sit-in si terrà mentre la Ciociaria prova a tornare alla normalità dopo i disagi provocati nei giorni scorsi dallo sciopero degli autotrasportatori. Le code davanti ai distributori si stanno lentamente riducendo e le scorte nei supermercati stanno tornando regolari, ma la tensione sul piano sociale rimane elevata.

Sulla vicenda sono intervenuti anche i Giovani Democratici del Lazio e di Frosinone. Il segretario regionale Alessandro Spicola e quello provinciale Mario De Cunto hanno osservato che “sgomberare i presidi non significhi risolvere i problemi”, sostenendo che la protesta dei camionisti abbia dato voce a un disagio collettivo largamente condiviso dalla cittadinanza.