Cinquantasei giorni di lavoro in nove mesi: è il dato che meglio fotografa la crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino, dove la produzione continua a essere ferma. La situazione preoccupa migliaia di dipendenti e un intero territorio, ancora in attesa di conoscere il futuro della fabbrica e dell’indotto.
Le prossime settimane saranno segnate da due appuntamenti decisivi. Giovedì 15 ottobre, a Roma, i vertici del gruppo incontreranno i sindacati nazionali. Sul tavolo ci saranno le strategie industriali di Stellantis, le prospettive dei marchi Alfa Romeo e Maserati e il futuro degli stabilimenti italiani.
Martedì 20 ottobre, invece, è previsto a Torino il confronto con il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e la vicepresidente Roberta Angelilli. L’incontro dovrà contribuire a chiarire le prospettive produttive del sito di Piedimonte San Germano e le garanzie per l’occupazione.
Le attese sui nuovi modelli
Le risposte più urgenti riguardano l’arrivo di eventuali nuovi modelli e i tempi necessari per la loro produzione. Nel frattempo, le indiscrezioni su possibili interessamenti di gruppi automobilistici cinesi continuano ad alimentare il dibattito, senza però conferme ufficiali.
A preoccupare è anche il confronto con l’andamento degli altri impianti italiani del gruppo. Nei primi nove mesi del 2026 Stellantis ha prodotto in Italia 340.745 veicoli, tra automobili e mezzi commerciali, con un incremento del 28,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Cassino è invece l’unico stabilimento automobilistico italiano del gruppo ad aver registrato un andamento negativo.
Le ricadute potrebbero coinvolgere l’intero sistema economico locale, ben oltre i cancelli della fabbrica. Aziende della componentistica, fornitori e servizi collegati attendono indicazioni per organizzare le attività e tutelare i posti di lavoro.
Il segretario provinciale della Uilm, Gennaro D’Avino, lancia l’allarme: in assenza di interventi tempestivi, avverte, il sistema produttivo del territorio rischia di entrare in crisi. La partita si sposta ora sui tavoli istituzionali e sindacali.